Nota del Presidente sul Giorno della memoria

Settantasei anni fa sono stati sfondati i cancelli di Auschwitz dai carri armati dell’esercito sovietico.

A distanza di così tanto tempo da quel 27 gennaio 1945, resta ancora difficile guardare indietro e raccontare ciò che l’uomo è stato capace di fare a un suo simile. Uno dei crimini più ripugnanti commessi dal genere umano.

Orrori che prescindono dal colore politico di ciascuno di noi, fuori dalla dimensione umana.

Ricordare eventi come l’Olocausto, il genocidio nazifascista, è utile ad essere consapevoli di un fatto agghiacciante che è successo realmente e, in fondo, pochi anni fa. Condivido che il ricordo e la memoria siano fondamentali affinché quegli orrori non si ripetano mai più.

Ed è anche per questo che come Presidente della Provincia di Macerata negli anni scorsi avevo avviato, insieme ai Comuni e alle altre istituzioni, un percorso che coinvolgesse le nuove generazioni, andando negli istituti superiori del nostro territorio per celebrare il “Giorno della Memoria” e riflettere con i testimoni diretti su quei terribili momenti.

È bene che i nostri giovani siano consapevoli che nulla è scontato, la libertà è stata conquistata e anche molto faticosamente: la storia racconta momenti drammatici ed è importante capire a pieno il senso e le cause di questi fatti e garantire un futuro migliore, in cui tragedie come queste non accadano mai più.

Questa data simbolo, il 27 gennaio, deve aiutarci tutti quanti a ricordare le atrocità che porta la guerra: odio, segregazione, morte.

Faccio mie le parole espresse dallo scrittore Primo Levi, deportato nel campo di concentramento polacco di Auschwitz e scampato al lager. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare”.

Parole fondamentali per capire che l’uomo deve affrontare tutti i giorni, senza timore, i problemi del vivere e dell’esistere e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione.

Contenuto inserito il 26/01/2021
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